III domenica del T.O.

GIORNATA VOCAZIONALE A SAN GIOACCHINO (Roma)

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,14-20

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Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini».
E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.
Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

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Una cosa su cui spesso mi interrogo è quale sia il comune denominatore dei cristiani, ovviamente inteso come quella cosa che rende possibile ad un battezzato sentirsi e professarsi per quello che è e, ovviamente, quella cosa senza la quale il cristiano non potrebbe sentirsi o professarsi tale. Ovviamente, possiamo prendere in considerazione molte cose che risponderebbero più o meno alla mia domanda, ma le letture di questa domenica riescono ad aprirmi uno spiraglio preciso su un fatto importante in questo senso.
Prima di tutto vorrei porre l’accento su quel minimo comun denominatore, a cui ho appena accennato, che mi sembra proprio di trovare nella “sequela”….

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II DOMENICA T.O.

Il tema della vocazione viene messo a fuoco in questa seconda Domenica del tempo ordinario. Le tre letture ci dicono cos’è una vocazione (una chiamata di Dio) e le conseguenze che essa comporta nella vita di chi viene chiamato.

La prima lettura è il celebre bran o della chiamata di Samuele. Questo giovinetto ha un nome che significa (secondo quanto dice sua madre in 1 Sam 2,20) “richiesto al Signore”.
In effetti Anna, non riuscendo ad avere figli, aveva fatto una voto al Dio: se le avesse dato un figlio, quel bambino sarebbe stato offerto al Signore per tutti i giorni della sua vita.
A prima vista quella di Samuele sembrerebbe una vocazione indotta, e quindi non autentica: la mamma lo accompagna al tempio e lo lascia lì, affidandolo alle cure del sacerdote Eli. Anna si comporta come quelle madri che accompagnano il figlio in seminario, sperando che diventi prete.
Una notte, però, accade l’imprevisto: il Signore chiama davvero Samuele.
La prima lettura ci dice che si tratta di una chiamata autentica (è proprio il Signore, non altri, che lo chiama), chiara (Samuele viene chiamato per nome), insistente (la chiamata si ripete tre volte) e ben fondata nella presenza di Dio accanto al ragazzo (“Venne il Signore, stette accanto a lui”). Samuele viene chiamato a diventare un grande profeta e dovrà esercitare la sua vocazione profetica, per la prima volta, paradossalmente, proprio contro il sacerdote che lo ha aiutato a rispondere alla sua chiamata.
Capiamo quindi che la vocazione è una chiamata che ha come protagonista Dio stesso, viene suscitata misteriosamente, chiama in causa in modo personalissimo, necessita dell’aiuto di qualcuno (più anziano) che faccia da mediatore e sostegno, esige generosità nell’ascoltare ciò che Dio dice (talvolta può essere qualcosa di duro o impegnativo).
Curiosamente, il sacerdote che fa da mediatore non è perfetto, anzi. Ma Dio si serve proprio di lui, così com’è, per aiutare Samuele nel discernimento.
La prima lettura, in sostanza, ci offre le coordinate essenziali per comprendere cos’è una vocazione, come nasce, come va scoperta e corrisposta.

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BUONA DOMENICA…


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